Il programma dei nichilisti
Monti al governo di un esecutivo bancocentrico – o “centrosinistra con fido bancario”, secondo la felice espressione del resistente Gianfranco Rotondi – e il nulla al posto del programma di governo. Ecco la prima tassa che paghiamo alla dittatura commissria che ha espropriato la democrazia dell’alternanza della sua funzione sovrana: quella elettorale.
21 AGO 20

Per esempio, si doveva – e si può forse ancora – chiedere al presidente del Consiglio se intende regolarizzare l’operato colonialista del direttorio Merkozy in materia di sovranità monetaria europea (i cui effetti cataclismatici sono sotto gli occhi dei risparmiatori di mezza Europa oltreché nel ventre sfasciato delle banche continentali); o se invece voglia raccogliere su di sé il solo compito politico possibile. Quello di porre a Berlino il veto italiano contro la volontà tetragona di far parlare al Vecchio continente la lingua germanica dell’austerità depressiva; e di sollecitare Francoforte (citofono Draghi) affinché la Banca centrale europea diventi la leva da cui instillare l’iniezione di liquidità monetaria utile a impedire il prosciugarsi del credito e il collasso di economie altrimenti virtuose e patrimonializzate come quella italiana. Non è questione da poco, come non lo è l’alternativa suggerita dai maestri cantori della botta secca sulle rendite immobili o sulle pensioni di anzianità […].
Obiezione pigra e pavida: che motivo c’è di mettere il carro del programma davanti ai buoi-elettori parcheggiati nelle stalle, stiamo a vedere che succede, e se e quanto e come dura la dittatura commissaria. Controdeduzione: in caso di fallimento tecnocratico, non ci sarà mai una class action popolare sufficientemente capace per fare l’inventario dei beni nazionali sacrificati dalla messa in mora dell’autodeterminazione politica.
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